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AITA – Avifauna e Impatti del Turismo e dell’Arrampicata

Redazione
Scheda progetto

Il progetto AITA (Avifauna e Impatti del Turismo e dell’Arrampicata) nasce dal desiderio di trasformare un conflitto territoriale in un’opportunità di dialogo e consapevolezza guidando gli stakeholder che vivono e utilizzano l’area verso una maggiore sensibilità e comprensione del suo valore, al fine di raggiungere una gestione condivisa e responsabile. Al centro dell’iniziativa c’è la tutela della biodiversità: un impegno concreto che prende forma attraverso attività di monitoraggio, ricerca e il coinvolgimento diretto della comunità. L’attenzione si concentra sulle specie più vulnerabili e sugli habitat più fragili, mettendo in campo strategie innovative di conservazione della fauna e della flora. Inoltre il progetto mira a creare un ponte tra istituzioni, associazioni e realtà locali, favorendo una collaborazione che riconosce e valorizza la complessità del territorio, con un metodo di interazione innovativo con le comunità locali.

Parole chiave

Valorizzazione

Obiettivi

Il progetto si articola in tre obiettivi complementari, finalizzati a migliorare la conoscenza e la tutela dell’area, favorendo al tempo stesso una gestione più consapevole del territorio:

  • Il primo obiettivo è la caratterizzazione della fauna rupicola, con particolare attenzione a chirotterofauna e avifauna. Il monitoraggio verrà condotto con metodi tradizionali e con tecniche innovative di bioacustica, utili a raccogliere dati più precisi sulle specie che frequentano le pareti rocciose.

  • Il secondo obiettivo riguarda la tutela dell’habitat ZSC 8210, composto da pareti calcaree con vegetazione casmofitica. La valutazione del suo stato di conservazione sarà realizzata tramite l’uso di droni, che permetteranno di osservare anche le aree più difficili da raggiungere.

  • Il terzo obiettivo affronta l’impatto delle attività outdoor e il conflitto territoriale ad esse collegato. Il progetto punta a sensibilizzare gli stakeholder — escursionisti, arrampicatori e realtà locali — promuovendo comportamenti responsabili e un dialogo costruttivo.

Nel complesso, l’iniziativa integra ricerca, tecnologia e coinvolgimento sociale per garantire la conservazione dell’ecosistema e una fruizione più equilibrata dell’area.

Stakeholders coinvolti

Gli stakeholder coinvolti rappresentano le diverse anime del territorio:

  • Operatori turistici, che vivono quotidianamente la valorizzazione dell’area

  • Associazioni di arrampicata, direttamente interessate alla fruizione delle pareti rocciose

  • Amministrazione comunale di Castel Bianco, responsabile della gestione locale

  • Associazioni ambientaliste, impegnate nella tutela degli habitat e della biodiversità

    Insieme, questi attori costituiscono la rete essenziale per garantire un dialogo costruttivo e una gestione condivisa dell’area.

Principali risultati attesi

I principali risultati attesi dal progetto riguardano sia la conoscenza scientifica dell’area sia la definizione di strumenti utili alla sua gestione futura. Verranno raccolti dati completi sulle popolazioni di uccelli e pipistrelli, fondamentali per delineare misure di tutela mirate. A questo si aggiungerà un report sulla validità delle metodologie adottate, con un confronto tra tecniche innovative e monitoraggi tradizionali, utile a valutare quali strumenti risultino più efficaci nel contesto specifico.

Il progetto produrrà inoltre una relazione sull’applicabilità dei metodi utilizzati, pensata come base per costruire un monitoraggio continuativo nel tempo. Infine, uno dei risultati più rilevanti sarà il contributo alla risoluzione del conflitto territoriale, attraverso una proposta di zonazione che distingua chiaramente le aree fruibili da quelle da mantenere interdette, garantendo così un equilibrio tra conservazione e attività outdoor.

Diffusione risultati

Per quanto riguarda la diffusione e la ripetibilità dei risultati, gli Obiettivi 1 e 2 offrono un forte potenziale: le tecniche di bioacustica e l’impiego di droni per il monitoraggio possono infatti essere facilmente replicati sia nel tempo sia in altri contesti territoriali. Questo approccio permette non solo di proseguire le attività in modo continuativo, ma anche di trasferire il metodo ad altre aree con caratteristiche simili, favorendo una gestione più efficace e innovativa degli habitat rupicoli.

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